Il Comune di Dolianova
Le prime notizie della diocesi di Dolia si trovano in un documento del 1089, quando il vescovo Virgilio firmò l’atto di fondazione del monastero dei Santi Giorgio e Genesio, voluto dal giudice cagliaritano Arzone; nel 1503 la circoscrizione vescovile doliense venne unita a quella di Cagliari, ma a testimoniarne l’esistenza rimane ancora oggi la bella cattedrale di San Pantaleo, edificata nelle forme attuali tra il XII e il XIII secolo, che costituisce uno dei maggiori esempi di arte sacra romanico-pisana in Sardegna.
Le sorti di San Pantaleo e Sicci dopo la fine del periodo giudicale seguirono strade diverse: il primo villaggio fu feudo del vescovo di Suelli, passando poi agli arcivescovi cagliaritani che ne divennero i baroni e contribuirono a mantenerne l’importanza, tanto che agli inizi del XIX secolo San Pantaleo divenne capoluogo di mandamento, esercitando la sua giurisdizione sui borghi di Donori, Serdiana, Sicci, Soleminis e Ussana.
Il piccolo borgo di Sicci San Biagio passò, con la fine del giudicato di Cagliari, sotto la dominazione aragonese e fu poi trasformato in baronia, assegnata in feudo a Raimondo De Amburra; dopo diverse vicende Sicci entrò nei possedimenti dei duchi di Mandas, i Tellez Giron de Alcantara, che lo mantennero fino all’abolizione del regime feudale: intorno a quel periodo, nel 1846, San Pantaleo contava circa 1360 abitanti mentre Sicci ne faceva registrare 727.
I due antichi villaggi di San Pantaleo e Sicci San Biagio, un tempo separati solamente dai grandi giardini della villa dei marchesi Boyl di Putifigari (le cui strutture ospitano il museo dell’olio “Sa Mola de su Notariu”), costituiscono quindi due rioni della moderna Dolianova, appartenente alla XXIV Comunità Montana “Serpeddì” ed inclusa nella sub-regione del Parteolla.
Il nome della zona del Parteolla, derivante probabilmente dalle trasformazioni successive del romano “Pars Olea”, indica efficacemente quella che da sempre è la vocazione produttiva di quest’area, ossia la coltura dell’ulivo, richiamata del resto anche dal toponimo Dolia (nato sempre dall’olea latino e quindi dall’oliva, “s’olia”)
|