Il Comune di Escolca
Per secoli la piccola borgata ha conservato immutata il suo aspetto, con le caratteristiche casette raccolte intorno alla chiesa di San Simone, edificata riutilizzando i resti di un nuraghe (su Nuraxi Mannu) come fondamenta: le antiche abitazioni dei contadini, delle quali purtroppo oggi rimangono solo pochi resti, presentavano le strutture portanti in pietra e i muri di tramezzo in “ladiri”, mattoni realizzati essiccando al sole terra cruda impastata con acqua e paglia; la loro struttura era caratterizzata da un grande cortile e dalla “lolla”, una sorta di porticato dove lavorare al riparo dalle intemperie.
Le case dei contadini rimandano a quella che da sempre è la vocazione produttiva di questo territorio, incluso oggi nella XIII Comunità Montana del Sarcidano – Barbagia di Seulo (la sua altitudine è, infatti, di 416 metri sul livello del mare), caratterizzata da diffuse coltivazioni di ulivi, cereali e vitigni e dall’allevamento del bestiame, in particolare quello ovino.
La zona nella quale sorge l’abitato di Escolca, sebbene non siano molto numerose le testimonianze archeologiche giunte fino ai giorni nostri, fu abitata fin dal periodo nuragico rappresentato dal nuraghe Mogurus, il quale sorge in posizione strategica sul pendio della Giara di Serri: è un nuraghe monotorre, realizzato con rocce basaltiche locali, la cui struttura si è conservata per un’altezza di circa 2 metri e mezzo.
Numerosi frammenti e resti di epoca romana confermano la continua frequentazione del territorio, facendo supporre che in quel periodo storico e fino ad alcuni secoli fa esistessero almeno due centri urbani, uno dove sorge l’attuale paese, l’altro nei pressi della chiesa della Vergine delle Grazie, situata a circa un chilometro dall’abitato e chiamata anche “Santa Maria de Bingias” per la presenza di una campana recante l’iscrizione “S. Maria de Bingias della Villa de Escroca, anno domini MDLXXVIIII”, risalente quindi al 1579.
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