Il Comune di Esterzili
Le immense foreste che un tempo si estendevano su questo territorio, unitamente all’abbondanza di acque, di pascoli e alla facilità difensiva hanno favorito lo stanziamento dell’uomo sin dai tempi più remoti: numerose sono infatti le testimonianze del passato, con circa 50 siti archeologici dei quali 35 nuragici, concentrati in gran parte sulla sommità degli altopiani.
Proprio su un altopiano del monte Cuccureddì, ad un’altitudine di circa 1000 metri sorge la "Domu de Orgìa", uno dei più importanti templi a megaron dell’intero Mediterraneo, risalente all’età del Bronzo recente (XIV secolo a.C.) e edificato in un punto strategico, al centro di un antico nodo stradale che consentiva il controllo dei traffici locali; il tempio, sovrappostosi in parte ad un villaggio nuragico ancora più antico, è legato alla leggenda della crudele maga Orgìa, la quale custodisce un immenso tesoro protetto da ”sa musca macedda”, una terribile e sanguinaria mosca macellaia.
Importantissima per la comprensione delle vicende storiche di questo territorio e dell’intera Sardegna è anche la cosiddetta “Tavola di Esterzili”, una lastra in bronzo pesante circa 20 kg ritrovata casualmente nel 1866 da un agricoltore mentre arava i suoi campi: l’eccezionale documento reca incisa una sentenza, emessa nel 69 d.C. dal proconsole romano L. Elvio Agrippa, la quale si riferisce ad una lite di confine tra due popolazioni dell’antica “Barbaria” sarda, i “Galillenses”, pastori, accusati di essersi impadroniti illegittimamente delle terre appartenenti ai “Patulcenses Campani”, agricoltori e proprietari delle terre fin dal II secolo a.C.
Le popolazioni di pastori della Barbagia si opposero strenuamente alla conquista dei loro territori da parte di Roma, mettendo continuamente in atto scorribande e azioni di brigantaggio verso le pianure, nonostante (così vuole la tradizione) fosse stato stipulato un accordo di pace con il pretore Azio Balbo.
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