Il Comune di Ollolai
Il paese di Ollolai, che da il nome ad una delle zone storiche della Sardegna, la Barbagia di Ollolai, sorge in provincia di Nuoro ad un’altitudine di 960 metri sul livello del mare; il suo territorio, che si estende su una superficie di 2734 ettari, è caratterizzato da una natura ancora incontaminata, forte e selvaggia.
Le montagne, maestose ed imponenti, dominano con la loro mole il piccolo centro di 1579 abitanti: “Sa Punta ‘e Sant’Istianu” (“La cima di San Sebastiano”), alta 1038 metri, ricoperta di boschi di rovere, querce, lecci e rigogliosa macchia mediterranea, ricca di lentischio, mirto e corbezzolo; “Sa Punta de S’Ascisorju” (“La cima del tesoro”), massiccio granitico che grazie ai suoi 1127 metri di altitudine consente alla vista di spaziare, nelle giornate serene, dal Mar Tirreno al Mar di Sardegna; e poi ancora “Sa Punta Manna” (“La grande cima”), “Sa punta ‘e su Aprinu” (“La cima del caprino”), “Su Nodu Izu ‘e Noli” (“Il nodo del ciglione di Noli”), che offrono rifugio a cinghiali, lepri, volpi e pernici.
Il clima, proprio per la presenza dei massicci montuosi e per la posizione di Ollolai al centro dell’isola, è caratterizzato da temperature basse d’inverno e non troppo elevate d’estate, con un alto tasso d’umidità: grazie ad esso, in alcune zone ricche di sorgenti abbondano le colture di ciliegi.
Importanti e numerose sono le tracce della frequentazione umana del territorio, che ci riportano al passato più remoto di Ollolai. Nella zona di San Basilio, nelle vicinanze dell’omonima chiesetta, è in fase di realizzazione un interessante parco archeologico, che valorizzerà i “ripari sotto roccia” o “tombe in tafano”, antiche sepolture realizzate chiudendo con muretti a secco gli anfratti creati dalla natura: nei pressi di uno di questi ripari, conosciuto come "Sa 'onca frabia”, si trovano anche i resti di un tempio a pozzo e di un villaggio nuragico.
Il popolo costruttore dei nuraghi (gli “Iolaesi” o “Iliensi”) rifiutò di assoggettarsi alla dominazione romana, rifugiandosi nelle zone più interne dell’isola, indicate spregiativamente dai conquistatori come “Barbaria”: popolazione fiere, che non si sottomisero all’invasore almeno fino al periodo bizantino, quando il “dux Barbaricinorum” Ospitone, comandante in capo delle “civitates barbariae”, si convertì al cristianesimo e firmo là pace grazie all’intervento del papa Gregorio Magno.
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